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La presenza dell'olivo in Sicilia risale addirittura al I millennio a.C.: già Aristofane
e Plinio riportano che la coltura fu introdotta nell'isola dai Fenici, che lo importarono
dalla Palestina e ne favorirono la diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo. I Greci
poi ne perfezionarono le tecniche di coltivazione e quelle di trasformazione dei frutti,
come testimoniano le macine da olio del V secolo a.C. rinvenute negli scavi di Selinunte.
Ritenuto dono della dea Athena agli uomini in segno della propria benevolenza, l'olivo
veniva considerato nella civiltà greca simbolo di pace, prosperità e saggezza. L'olivo era
l'albero sacro, protetto da leggi speciali che ne impedivano l'abbattimento: Aristotele,
nella Costituzione degli Ateniesi, menziona una legge che condannava alla pena di morte
chiunque si fosse reso colpevole di tale delitto. L'olio non era ritenuto soltanto un alimento,
ma veniva largamente utilizzato in diverse occasioni della vita civile e religiosa, nelle quali
rivestiva una funzione votiva e celebrativa.
Nel corso dei secoli l'olivo e l'olio hanno mantenuto la propria rilevanza come espressione
culturale dei popoli che hanno abitato il bacino del Mediterraneo: hanno infatti largamente
influenzato l'intera iconografia ebraica e cristiana, intervenendo nei riti del Battesimo,
della Cresima, dell'Ordinazione Sacerdotale.
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