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Attraverso i luoghi descritti, č possibile gustare questi piatti:

Cavatelli all'agrigentina

Un piatto semplice, dai profumi e dai sapori tradizionali del pomodoro e del basilico.    

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CousCous dolce

La tradizione araba, rielaborata attraverso i gusti moderni, nella ricetta del couscous.    

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Paste di mandorle

Il mandorlo, che ha reso nota la valle di Agrigento per il celebre festival del folkclore, dona l'ingrediente di base di questa ricetta.    

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Minestra di seppie

Questa ricetta ricorda, solleticando il palato di chi la gusta, che Agrigento č anche mare, spiagge e pesca.    

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L'asse storico della città parte da una porta medievale demolita e ricostruita nel 1868, porta di Ponte: da qui si imbocca la via Atenea e, subito sulla destra, ecco l'acciottolato che porta al convento e alla chiesa di Santo Spirito. E' il complesso monumentale più importante di Agrigento medievale. Un'abbazia dell'ordine cistercense femminile, fondata alla fine del '200 dall'agrigentina Marchisia Prefoglio, moglie di Federico e madre di Manfredi Chiaramonte. La chiesa ha un portale gotico e nell'interno settecentesco un arco trionfale, Gloria della SS. Trinità, con gli stucchi di Giacomo Serpotta. Il monastero è uno dei più antichi della Sicilia: ben conservati il grande chiostro quadrangolare, l'aula capitolare a grandi arcate ogivali, l'antico refettorio, gli affreschi del 300 e del '500 e, al piano superiore, il dormitorio.

L'itinerario prosegue lungo la via Atenea, toccando, a sinistra nella strada omonima, la chiesa di San Francesco d'Assisi e la chiesa di San Pietro, entrambe di origine medievale ma ricostruite nel '700. Poi piazza del Purgatorio, nella parte più interna del centro storico, con la chiesa di San Lorenzo e l'ipogeo. Sotto l'imponente prospetto barocco della chiesa, in fondo alla piazza e nei pressi di un leone in pietra, si apre l'ingresso principale a uno dei più antichi ipogei: una rete sotterranea di approvvigionamento idrico, gallerie e canali, serbatoi, cisterne, quasi tutti del VI secolo a.C.

Più avanti, sempre in via Atenea, ecco lo slargo irregolare di piazza Luigi Pirandello o del Municipio, con il complesso conventuale dei Domenicani (ora sede del Comune) e la facciata barocca fine '600 della chiesa di San Domenico, che conserva alcuni dipinti settecenteschi. All'interno dell'ex convento, con ingresso da un cortile, è possibile visitare l'ottocentesco teatro Luigi Pirandello.

Si prosegue in direzione della Cattedrale: dal Municipio si attaversano via delle Orfane e i giardini che portano a via del Barone, poi si prosegue lungo via degli Oblati, dove si incontra la chiesa di San Giorgio (XIV secolo) dal magnifico portale gotico, per arrivare a piazza Don Minzoni, quindi alla Cattedrale, posta nella parte più alta della collina, sulla sommità di una scalinata.

Fondata alla fine dell'XI secolo dal vescovo Gerlando e rimaneggiata più volte tra il XIII e il XVII secolo, la Cattedrale ha una torre campanaria quattrocentesca e in facciata presenta una grande finestra a ornati arabo-normanni; l'interno, a tre navate, è a croce latina. Il tetto ligneo, a capriata nella parte occidentale, a cassettoni nella zona orientale, porta al centro, scolpito, lo stemma con aquila bicipite del re Carlo II d'Asburgo. Notevoli i dipinti, le statue e gli oggetti sacri conservati nella Cattedrale: dalla Madonna con il Bambino di Stefano Martino (1495) alla Madonna con il Bambino attribuita a Guido Reni, al Sepolcro di Gaspare De Marims, opera di Andrea, Mancino e Giovanni Gagini (1493).

Di fronte alla Cattedrale vi è il Museo diocesano. Su piazza Don Minzoni, antistante la Cattedrale, si affaccia il palazzo Vescovile con il Seminario ex Steri dei Chiaromente. E' stato restaurato nel '700 dal vescovo Lucchesi Palli, al quale si deve anche l'edificio della Biblioteca lucchesiana, dotata di oltre 60.000 volumi, codici miniati, manoscritti, incunaboli e una scaffalatura lignea del '600. All'edilizia sacra dell'800 risale la chiesa di Sant'Alfonso, costruita tra il 1839 e il 1854, con un interno ad aula coperto da una volta a botte.

Tra la Cattedrale e il Municipio vi è la chiesetta di Santa Maria dei Greci, così chiamata perchè in epoca normanna fu cattedrale del clero greco. Tra le sue strutture rimangono i ruderi di un tempio dorico, forse di Atena. Sui muri delle navate sono ancora visibili tracce di affreschi del '300.